“Qui non ho visto nessuna farfalla”: le poesie dei bambini del campo di concentramento di Terezìn, di Davide Cancedda

La breve poesia che state per leggere è tratta da una selezione di componimenti accomunati da un dettaglio: autori e autrici sono bambini. Non si tratta di versi nati a scuola, all’ora di lettura in biblioteca o al caldo della propria cameretta, ma tra le baracche gelide del campo di concentramento di Terezìn, nella Repubblica Ceca. Era, Terezìn, un campo di passaggio che nei suoi anni di attività- dal 24 novembre 1941 fino alla liberazione, avvenuta l’8 maggio ’45- aprì le sue porte a circa 15mila bambini. Si trattò, in assoluto, di uno dei luoghi in cui fu concentrato il maggior numero di prigionieri minorenni. I bambini di Terezìn scrissero tante poesie e fecero tanti disegni: rappresentano una finestra aperta sui loro traumi, sogni e desideri, ritratti attraverso la parola o il segno grazie a mozziconi trovati qua e là nel campo e custoditi come un tesoro. 

A noi sono giunti circa 4000 disegni, insieme alle tante poesie ritrovate e custodite all’ interno delle collezioni del Museo Statale Ebraico di Praga. Si tratta di un’eredità letteraria senza prezzo, frutto del coraggioso sacrificio di educatori e insegnanti- prigionieri come i piccoli- che in qualche modo riuscirono a organizzare forme di insegnamento clandestino, circoli di recitazione e persino canto. Quale fu il destino dei piccoli prigionieri di Terezìn?

 

Dopo la guerra non ne ritorno più di un centinaio, e tutti d’età superiore ai 14 anni. La maggior parte di loro morì nelle camere a gas di Auschwitz. Lo stesso triste destino accomunò anche i piccoli autori di questa poesia a sei mani, composta  nel novembre del ’44. Davide Cancedda, 12 anni, ci fornisce una sua personale lettura: 

Chi a Praga fu senza aiuti

E chi a Praga fu un riccone

A Terezìn non è che un povero diavolo

col corpo fasciato di bende.

Ma chi fu provato dalla vita

Sopporterà questa prova,

chi era abituato a farsi servire

si scaverà la fossa da solo.

Koleba (Miroslav Kosek, Hanus Löwy, Bachner) 26-11-44

 

Leggendo questa poesia, ho provato un’emozione e una sofferenza che non riesco a spiegare. Il solo pensiero che sia stata scritta da alcuni bambini che avevano vissuto all’ interno del campo di concentramento di Terezìn, in Repubblica Ceca, mi fa rabbrividire: due di loro (del terzo non abbiamo notizie certe) morirono ad Auschwitz. Avevano 12 e 13 anni; quindi il più piccolo aveva la mia stessa età. I bambini provenivano da Praga e avevano notato che, se prima di Terezin, nella vita di ogni giorno, le differenze tra “ricchi” e “poveri” esistevano, nel campo di concentramento questa disparità si è annullata, perché tutti erano ugualmente poveri. Però, chi aveva vissuto una vita difficile prima di entrare a Terezin, nel campo era più svelto e pronto a cavarsela di quelli che, abituati agli agi e alle comodità, si trovavano in una situazione di debolezza. Leggere questa poesia non mi fa sentire bene, perché penso che non sia giusto né facile morire alla mia età e mi chiedo come sia stato possibile che delle persone innocenti abbiano subito tutto questo.

Davide Cancedda

Autore dell'articolo: Francesca Virdis

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